Riqualificazione urbana per fasce sociali svantaggiate – Intervista a Flavia Eleonora Di Naro

 

Oggi incontriamo Flavia Eleonora Di Naro, architetto professionista interessata alle tematiche legate all’architettura residenziale e all’emergenza abitativa. Partecipa al Bando Torno Subito 2017 con il progetto Re – Habitat: progettare in contesti degradati ,ci offre alcuni consigli utili su come ripensare le aree urbane soggette allo scadimento.

Flavia Eleonora Di Naro
Flavia Eleonora Di Naro
  • La scommessa del suo progetto è quella di minimizzare le difficoltà che le fasce deboli della popolazione incontrano nel vivere quotidiano, in che modo ha cercato di perseguire questo obiettivo?

 

Essendo un architetto ho cercato di applicare il più possibile le mie competenze tecniche e culturali per perseguire questo obiettivo. Bisogna dire però che in questo ambito, soprattutto per quanto riguarda l’edilizia residenziale privata, ma anche quella pubblica è abbastanza difficile stabilire una vera e propria “relazione” con il pubblico, interfacciarsi e rispondere alle esigenze di una molteplicità di soggetti è sempre piuttosto spinoso. Forse proprio per questo ritengo più efficace agire su piccoli gruppi o minoranze con difficoltà ed esigenze specifiche, in modo tale da rendere più semplice la comunicazione con i soggetti in campo e rispondere al meglio alle domande proposte soprattutto dal punto di vista qualitativo dei progetti.

 

  • È noto che negli alloggi ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale pubblica del Comune di ROMA) – dove lei ha svolto la seconda fase del progetto – vive un’alta percentuale di persone appartenente alla fascia d’età più avanzata, l’azienda mira a venire incontro alle loro esigenze?

 

Per quanto riguarda la seconda fase del progetto svolta presso l’ATER posso dire che l’Azienda fa quanto è possibile in termini materiali per venire incontro alle esigenze del pubblico. I problemi che ho potuto riscontrare sono di diversa natura, ma credo molti riconducibili all’impossibilità economica dell’ATER di rispondere alla moltitudine di richieste di adeguamenti e ristrutturazioni di un patrimonio edilizio di sua proprietà vastissimo. Senza dubbio il partenariato e le agevolazioni fiscali rivolti alle PA nell’ambito degli appalti pubblici possono incentivare un recupero edilizio di ampio respiro ad oggi complicato da realizzare e sostenere per gli Enti Pubblici, senza il reperimento di risorse in ambito privato.

 

  • Alla base di qualsivoglia processo di riqualificazione edilizia dovrebbe esserci il coinvolgimento della comunità locale, crede che l’intervento di quest’ultima sia sufficiente alla riconversione strutturale dell’intera area?

Il recupero e la riqualificazione urbana, ma soprattutto la manutenzione ordinaria fanno parte di un senso civico che probabilmente si è andato perdendo negli ultimi anni. Il coinvolgimento delle comunità locali è essenziale per il mantenimento dei manufatti e secondo me rientra in quel processo di educazione civica che assicura al territorio oggetto di intervento una vita duratura dei progetti eseguiti o in fase di esecuzione. La comunità locale dovrebbe essere coinvolta sin dalle prime istanze di progetto ed entrare in maniera attiva nelle varie fasi di progettazione avviando così un processo di partecipazione collettiva che garantirebbe la trasparenza e la volontà di perseguimento degli obiettivi. Molti progetti residenziali o di riqualifica anche di piccole porzioni di territorio hanno avuto esito positivo e riscontrato un ritorno soprattutto qualitativo negli anni a seguire perché oggetto di progettazione partecipata con la comunità locale. Se si agisce insieme con la comunità il processo di educazione civica è già in atto nel momento stesso del concept di progetto, a quel punto la manutenzione successiva viene da sé.

 

  • Alla luce della sua esperienza a Londra presso lo studio GA Architects quali processi potremmo sperimentare nell’ambito dell’edilizia residenziale qui nel nostro territorio?

 A Londra presso lo studio di architettura GA Architects ho avuto modo di conoscere una realtà diversa e un nuovo approccio metodologico e progettuale rispetto alla progettazione architettonica di spazi per ragazzi e adulti affetti da autismo e sindrome di Asperger. In Italia questo tipo di attenzione nei confronti della progettazione di spazi dedicati è qualcosa che ancora non ha trovato sviluppo o evoluzione. In tutto il Regno Unito c’è una particolare attenzione da parte di soggetti pubblici e privati per quel che riguarda l’edilizia scolastica e residenziale rivolta a persone con questo tipo di disturbo. Dal punto di vista pubblico il Council di Londra agisce in ambito residenziale su diverse porzioni della città, proponendo un adeguamento degli immobili di sua proprietà rivolto a persone con special needs. Per poter assolvere alle particolari richieste di riconversione degli alloggi, propone bandi di gara rivolti a studi di professionisti del settore. In questa fase del progetto ho avuto modo di entrare nel vivo della progettazione di spazi dedicati a ragazzi autistici per la realizzazione di una scuola a Londra, la East London Indipendent School TCES Group. Come dicevo, in tutto il Regno Unito ci sono diversi gruppi scolastici privati che hanno sede in tutto il territorio nazionale, rivolti all’educazione di adolescenti affetti da questi disturbi. Ricollegandomi alla prima domanda, proprio grazie a questa esperienza ho avuto modo di comprendere che agendo su delle minoranze con richieste specifiche è più facile far fronte sia dal punto di vista economico che progettuale, poiché l’ambito ristretto e le competenze elevate rendono possibile un progetto qualitativamente più alto e assolutamente corrispondente alle richieste. Probabilmente per questo ad oggi credo che bisognerebbe avere un approccio più “settoriale” o meglio, con dei focus specifici in base alle domande della collettività.

 

Plesso scolastico "East London Indipendent School TCES Group" per cui Flavia Eleonora ha redatto elaborati grafici per la promozione e l'inaugurazione.
Plesso scolastico “East London Indipendent School TCES Group” per cui Flavia Eleonora ha redatto elaborati grafici per la promozione e l’inaugurazione.

 

  • Quanto è importante per Roma un processo di creazione di una città policentrica, per far sì che le zone periferiche abbiano una loro indipendenza e un inferiore grado di isolamento?

Un processo di decentramento e di policentrismo urbano a Roma è in atto da tempo, con tutte le diversificate problematiche di realizzazione, ma si può dire che gli obiettivi posti dal PRG (ndr Piano Regolatore Generale) approvato nel 2006 siano assolutamente rispondenti all’idea della città policentrica, il problema resta l’attuazione. Posso dire che effettivamente con le poche risorse disponibili negli ultimi anni c’è stato un processo di rigenerazione soprattutto del quadrante sud-est della città. Molto purtroppo è rimandato al senso civico delle comunità locali coinvolte, perché la manutenzione comunale è pressoché assente. I fenomeni di isolamento purtroppo interessano ancora quelle parti marginali ed estremamente periferiche, mentre le aree suburbane anche grazie all’apertura dell’annoso impianto infrastrutturale della metro C sembrano riprendere lentamente vita. Prendo ad esempio questa infrastruttura, perché credo che alla base dell’isolamento e il degrado ci sia la mancanza di collegamenti pubblici reali sul territorio. In alcuni casi diventa una vera e propria impossibilità raggiungere certe aree della città con i mezzi pubblici. Alla base della città policentrica infatti ci sono i potenziamenti delle infrastrutture, ed in effetti è abbastanza logico pensare che senza collegamenti si resti isolati. Il vero problema di Roma è non avere un adeguato piano di mobilità. Creare centralità dislocate che non sono facilmente raggiungibili da tutti non fa che consegnare a futuro degrado le opere realizzate in quei luoghi, poiché le comunità stesse residenti non riescono a usufruire o a sentirsi realmente parte di quel progetto.

 

  •  L’esperienza maturata grazie a Torno Subito le fa sperare in un impiego futuro all’interno della nostra Regione?

Senza dubbio è stata un’esperienza formativa sotto diversi aspetti, oltre quello di accrescimento professionale quello personale è stato fondamentale. Rispetto all’impiego futuro, purtroppo ho avuto modo di comprendere che il pubblico è un ambito controverso in cui lavorare. Forse per poter realizzare il sogno di restituire un poco di giustizia sociale o anche solo quel poco di bellezza che viene richiesta all’architettura stessa, credo che le strade da seguire debbano essere necessariamente diverse.