Da Mouraria a Tor Sapienza, la casa di quartiere come buona prassi di politica sociale

Non mero assistenzialismo ma empowerment di comunità. Un welfare 2.0 che guarda alla sostenibilità ambientale e allo sviluppo territoriale, al diritto all’abitare e al sostegno sociale, all’integrazione e alla co-partecipazione con abitanti e realtà attive nei quartieri popolari delle grandi città.
Un percorso di studi in psicologia clinica, prima. L’idea di realizzare la casa di quartiere, poi.  In questa intervista Rosalba Di Terlizzi, vincitrice di Torno Subito 2017, ci ha raccontato la sua storia e il suo viaggio in Portogallo. Obiettivo: conoscere il modello di intervento della Casa di Quartiere “Renovar a Mouraria” di Lisbona per riproporre l’esperienza nel quartiere popolare di Tor Sapienza a Roma.
  • Quali sono stati i contenuti del tuo progetto?
Il progetto realizzato grazie a Torno Subito è la continuazione di un percorso iniziato nel 2016 con la mia ricerca per la tesi di laurea in Psicologia e il successivo tirocinio professionalizzante. Con altri colleghi abbiamo svolto un’Analisi di Comunità nel quartiere di Tor Sapienza in collaborazione con la professoressa Manuela Tomai e la Cattedra di Psicologia Clinica di Comunità,  dell’Università La Sapienza. Questo lavoro svolto in co-partecipazione con abitanti, realtà attive nel quartiere ed istituzioni, ci ha permesso di rilevare le risorse e le criticità del quartiere.
In una seconda fase, abbiamo svolto un laboratorio di progettazione partecipata in cui abbiamo individuato nella Casa di Quartiere un progetto utile per supportare la comunità di Tor Sapienza. In questo quadro è nato il mio progetto di Torno Subito, ho proposto una work-experience in cui nella prima fase ho svolto un tirocinio ed una ricerca a Renovar a Mouraria, una Casa Comunitaria nella città di Lisbona.
Renovar a Mouraria è una realtà che esiste da 10 anni ed ha come obiettivo quello di rinnovare e sostenere il quartiere di Mouraria. I servizi e le attività dell’associazione sono in continuo cambiamento e si adattano alle richieste che provengono dal quartiere, sono tantissime ed elencarle è quasi impossibile ma si possono racchiudere in macro-aree come integrazione, sostenibilità ambientale, formazione, attività culturali, rapporti con le istituzioni sul tema del diritto ad abitare, sostegno sociale ed interventi strutturali-urbanistici sul territorio.
L’obiettivo della prima fase della work experience era quello di conoscere il modello di intervento di Renovar a Mouraria e di comprendere l’impatto del suo operato sulla comunità di Mouraria indagando anche il punto di vista degli abitanti. Inoltre, ho approfondito il tema della rappresentazione del fenomeno integrazione e gentrificazione nel territorio essendo fortemente presenti e peculiari nel quartiere in questo momento.
Le indagini sono state svolte attraverso osservazioni partecipate all’interno dei servizi e delle attività di Renovar a Mouraria e tramite l’uso delle interviste e questionari con gli abitanti del quartiere. I risultati del lavoro svolto a Lisbona sono finalizzati ad approfondire e riproporre l’esperienza nel quartiere di Tor Sapienza.
La realizzazione della Casa di Quartiere è in linea con l’obiettivo dell’autoimprenditorialità richiesto come compito dei Coworking dal bando Torno Subito.
La scelta del Coworking non è stata casuale: ilterzospazio ha sede a Tor Sapienza, in una zona fortemente degradata come quella delle case popolari ed è stato realizzato con l’obiettivo di contribuire alla modificazione e allo sviluppo di questo territorio. La mission è perfettamente in linea con il mio progetto, ha come obiettivo “la promozione di un’economia sostenibile e collaborativa” attraverso la collaborazione, la condivisione, le relazioni umane e per lo sviluppo territoriale.
Per avviare un percorso co-partecipativo tra istituzioni e abitanti, insieme alla mia tutor di progetto Marilisa Vumbaca, anche lei psicologa e molto attiva sul piano sociale e territoriale, abbiamo intercettato e proposto il percorso a diverse figure della PA e ad associazioni e realtà attive su Tor Sapienza. Ad oggi abbiamo svolto un incontro propedeutico di presentazione e di prima definizione del gruppo in vista dell’avvio ufficiale del percorso che consisterà in tre incontri in cui verranno presentate le ricerche svolte in questi ultimi anni, dall’Analisi di Comunità a Tor Sapienza alle ricerche svolte a Renovar a Mouraria e nel quartiere fino a presentare dei bandi per ottenere dei
possibili finanziamenti per realizzare una Casa di Quartiere. Le giornate si divideranno in momenti di presentazione frontale dei lavori e momenti laboratoriali di co-costruzione della casa di quartiere.
  • Cosa puoi dirci in termini di innovatività e ricadute sul territorio laziale?
Per realizzare la Casa di Quartiere è necessario che si attivino processi di cittadinanza attiva lavorando sulla consapevolezza dell’individuo riguardo a sè stesso, in rapporto con l’altro ed il proprio contesto di appartenenza. In primis non è uno spazio fisico ma una collettività che si crea e si definisce attraverso l’obiettivo comune di rigenerare il proprio territorio attraverso le risorse e le competenze peculiari di quella determinata comunità.
Nel nostro Paese abbiamo già esperienze che vanno verso questa direzione:
– le prime Case di Quartiere in Italia, sono nate negli anni 2000 nella Regione Piemonte, tuttora attive e rappresentano dei presidi permanenti ormai indispensabili sia per la Pubblica Amministrazione che per i cittadini;
– la Regione Puglia con la L.R. n. 28/2017 sulla Casa della Partecipazione, ha avviato un percorso che prevede il monitoraggio e il finanziamento di progetti che hanno come fine la partecipazione attiva della popolazione nei luoghi di appartenenza. La possibilità di avviare un percorso co-partecipativo come la Casa di Quartiere che coinvolga
istituzioni e territorio, permette di agevolare uno scambio funzionale e il riavvicinamento tra politica e popolazione.
Riconosco nella riattivazione di questo dialogo, un punto cruciale per la rinascita di una politica reale ed attenta alle esigenze delle persone che abitano i territori del Lazio intervenendo e rinforzando le politiche sociali attraverso un Welfare 2.0 che supera l’assistenzialismo e si dirige verso un empowerment di comunità, la CDQ diventerebbe un esempio di buona prassi da ripetere nella regione ma anche nel resto d’Italia.
  • Avevi un sogno da realizzare con Torno Subito? Ci sei riuscita?
Sicuramente ho realizzato il sogno di fare un’esperienza all’estero, mi ritengo fortunata e sono felice di aver scelto il Portogallo di cui mi sono innamorata per la sua bellezza e semplicità nonostante la sua immensa storia e cultura.
Da Gennaio 2019 ritornerò a Lisbona e lavorerò come psicologa di comunità a Renovar a Mouraria dove ho svolto la prima fase di Torno Subito, sono riuscita a trovare il lavoro per cui ho studiato tanti anni e che ho deciso di fare nella mia vita.
Ho un altro sogno da realizzare, la Casa di Quartiere, voglio che nasca nella Regione Lazio ed in primis a Tor Sapienza, il quartiere dove è nato questo percorso, che mi ha fatto crescere professionalmente ma anche disperare in alcuni momenti. Credo nelle potenzialità di Tor Sapienza e dei suoi abitanti e credo che per ricostruire il nostro Paese bisogna ripartire dalle periferie e soprattutto dai rapporti umani.
  • Quali sono state le sensazioni, le emozioni ma anche i timori del tuo viaggio di andata e di ritorno?
Nel viaggio di andata, il mio timore iniziale era legato alla difficoltà linguistica, il non riuscire ad integrarmi e di conseguenza vivere un periodo di isolamento. Non è andata così, mi sono ritrovata in una città stupenda dove in tutte le strade che percorri sei avvolto dai colori sgargianti degli azulejo, la musica del Fado ti accompagna passo per passo ed i sorrisi degli anziani che ti salutano dalle Tasche non ti fanno sentire sola.
Giorno dopo giorno, sono diventata sempre più, parte di questa famiglia lisboneta, con cui si canta, si mangia, si beve e si vive insieme il bello ed il brutto di ogni singola esistenza. Lisbona è una città che ha un’anima, perdendoti tra le sue strade tortuose ti lasci andare alla sua poesia e ti viene quella famosa “saudade” di cui tanti parlano.
Sono andata via con la tristezza di lasciare una comunità che mi ha accolto ed amato, che mi ha riempito il cuore e che mi ha capita perché mi ha voluto conoscere veramente e per quella che sono. Mi dispiace ammettere con l’amaro in bocca questa triste verità, ma in Italia, soprattutto nelle grandi città, abbiamo perso un po’ di umanità, l’importanza del rapporto con l’altro che viene prima di qualsiasi forma di profitto e di interesse, ma credo anche che, se si lavora per creare un senso di comunità si può sconfiggere l’individualismo che ci divide e ci rende più vulnerabili.
​Sono felice di essere tornata a casa dalla mia famiglia, i miei amici, il mio ragazzo e di essere la testimone di quell’esperienza fantastica che ho vissuto a Lisbona, sono tornata un po’ portoghese: testarda e più determinata di prima.