“Lo que diràn”. Il documentario di Emiliano Trovati premiato in tutta Europa

Emiliano Trovati è un beneficiario del Bando Torno Subito 2016.  È tornato da Barcellona e la sua esperienza di formazione in “Teoria e pratica del Documentario”  si è trasformata in qualcosa di veramente eccezionale: un documentario dal titolo  “Lo que dirán”  che in meno di sei mesi è stato selezionato per partecipare a quattro Festival Internazionali del Cinema, IDFA (Amsterdam), Gijon (Spagna), dove ha vinto il premio come miglior documentario spagnolo 2017 e quello per la migliore direzione, Millenium Festival (Belgio) e Guadalajara (Messico), e nei prossimi è in attesa di conferme per altre vetrine importanti.

Emiliano, raccontaci del tuo progetto. Avevi un sogno da realizzare? Da dove partivi e dove volevi arrivare?

Millennials attempato, giornalista precario ed esausto di percorsi formativi. Questo era lo spirito al momento di fare domanda per partecipare al bando ‘Torno Subito 2016’, per andare a Barcellona a seguire un Master in Teoria e Pratica del Documentario. Oggi, un anno e un documentario dopo, mi sono dovuto ricredere e riconosco con piacere il valore dell’opportunità avuta e quello delle competenze acquisite.

Nel 2014, dopo l’esame di stato, inizio a lavorare come video reporter freelance e a vendere i miei prodotti a testate locali e nazionali. Con la poca conoscenza dell’immagine che avevo, compro una telecamera usata e inizio a produrre servizi video e interviste. Due anni più tardi decido che è arrivato il momento di aumentare la qualità dei miei prodotti e migliorare l’aspetto video. Già da un po’ ero consapevole che mentre il contenuto dei prodotti era buono, la forma non li valorizzava.

Che fare, quindi? soldi da investire in un corso da film maker di eccellenza non ne avevo e buttare i pochi risparmi accantonati in uno di scarsa qualità non era una buona idea. Ma ecco che per caso vengo a conoscenza del programma Torno Subito. Come capita spesso, durante una cena a casa di amici, conosco una coppia, entrambi rientrati da poco da un’esperienza formativa all’estero. La cosa mi incuriosisce e continuo a domandare. Al termine della chiacchierata capisco che la Regione ha un programma per finanziare progetti di formazione continuativa che forse fa al caso mio: ‘Torno Subito’ bando 2016. Scarico il pdf, lo leggo e scopro di avere ancora un mese di tempo per scrivere il progetto e presentarlo. Decido di provarci.

Oggi posso essere sincero con me stesso e confessare che il progetto l’ho scritto ‘con la mano sinistra’. Pensato quanto basta per non fare brutte figure, scribacchiato in poco tempo e presentato di corsa – a mia discolpa posso dire che nel frattempo mi trovavo in viaggio in centro America con la mia ragazza, senza terminale e internet a disposizione. Ugualmente riesco con difficoltà a trovare i partner per la prima e la seconda fase, a scrivere il progetto e a mandarlo in tempo. L’idea iniziale, confusa, poggiava su due certezze. Primo, familiarizzare con l’immagine non solo in maniera pratica: quindi, no a corsi di film maker, sì a quelli da documentarista. Secondo, passare dall’essere un freelance ad essere un lavoratore autonomo. Fatta chiarezza tra le idee, in pochi giorni compilo il formulario e invio la mia domanda: prima fase, Master annuale in Teoria e Pratica del Documentario Creativo all’università Autonoma di Barcellona; seconda fase, sei mesi all’interno del coworking Millepiani a Garbatella, Roma, dove avviare la mia attività di autonomo come service giornalistico.

Con o senza merito, il mio progetto viene accettato e finanziato. Mi convinco che è una buona occasione e che devo sfruttarla. Non restava che fare le valigie.

Quali sono state le sensazioni, le emozioni ma anche i timori del tuo viaggio di andata e di ritorno?

Arriva settembre 2016, e con lui il momento di partire per Barcellona. Dover cambiare di nuovo tutto – era la terza volta in meno di 5 anni – città, casa e paese, mi pesava mentalmente. Dover tornare all’università, poi, e alla vita da studente, a trenta anni e passa, mi mortificava. Per non parlare poi dello sconforto che provavo nel dover salutare Carolina, la mia ragazza, per l’ennesima volta. Il giorno della mia partenza, quindi, la mia valigia era sprovvista di entusiasmo ma carica di dubbi. Ricordo che una volta a destinazione, le prime due settimane sono state di pura crisi. Cercare stanza a Barcellona che fosse il giusto connubio tra aspirazioni e budget, seguendo tutti i pomeriggi corsi all’università e passando la notte in una camerata da otto in ostello, per ammortizzare le spese, è stata una dura prova. Ogni studente fuori sede sa di cosa parlo e può capirmi, ma nonostante quella non fosse la prima volta, complice lo scarso entusiasmo, il mese di ottobre 2016 lo ricordo come uno dei peggiori mai vissuti.

Inaspettatamente, però, ecco la svolta. Una volta trovata la stanza tutto è cambiato rapidamente, avere un punto fermo ha giovato al mio progetto, permettendomi di dedicarmi completamente al Master e in poco tempo le cose hanno preso una piega felice. Buona parte del merito va anche alla scoperta del ‘documentario’. Fino a quel momento, nel mio immaginario, la parola documentario indicava il genere naturalistico, alla National Geographic – l’ignoranza è un brutto male. Invece ho scoperto un mondo, una forma di comunicazione che non si limita all’immagine, ma abbraccia ambiti più ampi, come l’antropologia, la storia e la sociologia, e che come stella polare ha la rappresentazione della realtà – per quanto possibile – attraverso la narrazione di pensieri, umori e storie di vita che non siano frutto di immaginazione, ma il risultato di esperienze reali. Fantastico, avevo trovato quello che cercavo.

Non so quanta fortuna ci spetti l’anno a testa, ma nel 2017 ne ho sicuramente ricevuta una doppia razione. In pochi mesi, stando a Barcellona, e tramite il Master che frequentavo, ho realizzato, assieme a tre colleghe, il mio primo documentario creativo, dal titolo ‘Lo que dirán’. La storia di due giovani adolescenti, Aisha e Ahlam, di seconda generazione pachistana e marocchina, cresciute in un quartiere periferico di Barcellona e compagne di scuola sin dall’infanzia, che condividono il credo per la religione mussulmana anche se la vivono in maniera diversa e opposta: una seguendo con attenzione ogni precetto l’altra, invece, in maniera più libera e disinteressata.

Realizzare ‘Lo que dirán’ ha significato impegno, lavoro, sacrifici, fatica e costanza. Non è stato semplice, per completare il progetto ci sono voluti sette mesi: due per scrivere il dossier, quattro per le riprese e uno per il montaggio. A ben vedere, però, il documentario mi ha ripagato di ogni sforzo. Innanzitutto, ho fatto conoscenza con persone fantastiche, le mie colleghe e le protagoniste della pellicola. Poi, mi ha dato modo di entrare in una realtà fino ad allora vista solo dall’esterno, quella delle seconde generazioni. E, infine, cosa più importante, mi ha fatto entrare nel mondo del documentario dalla porta principale. ‘Lo que dirán’, infatti, ha avuto un ottimo seguito. In meno di sei mesi è stato selezionato per partecipare a quattro Festival Internazionali del Cinema, IDFA (Amsterdam), Gijon (Spagna), dove ha vinto il premio come miglior documentario spagnolo 2017 e quello per la migliore direzione, Millenium Festival (Belgio) e Guadalajara (Messico), e nei prossimi è in attesa di conferme per altre vetrine importanti.

Progetti per il futuro?

A novembre sono tornato da Barcellona e a gennaio ho iniziato il mio percorso all’interno del coworking Millepiani a Garbatella, dove sto scrivendo – e spero di realizzare entro la fine dell’anno – il mio secondo documentario.

Che consigli di sentiresti di dare a una ragazza o a un ragazzo che ha intenzione di partecipare a Torno Subito?

Se devo fare un bilancio dell’esperienza vissuta tramite ‘Torno Subito’ non posso che essere positivo. Il programma, almeno nel mio caso, ha rappresentato un’opportunità concreta per la mia crescita lavorativa e formativa, senza il quale, forse, non avrei avuto le risorse per fare ciò che ho fatto. A pensarci bene, probabilmente, senza il programma ‘Torno Subito’, il documentario ‘Lo que dirán’ non sarebbe mai stato girato.

Ferme restando le virtù del programma, che credo di aver lasciato intendere, va detto che ci sono delle pecche. Nulla è perfetto. Nel mio caso, ad esempio, durante la prima fase, il problema è stato aspettare l’erogazione dell’anticipo. Io sono partito la prima settimana di ottobre 2016 e l’anticipo mi è arrivato a fine novembre. Questo vuol dire che tutte le spese iniziali le ho dovute affrontare da solo. Quindi volo, prima rata del master, ostello dove alloggiare i primi giorni, affitto della stanza – due mesi di caparra e mese corrente – e in più le spese ordinarie, cibo e trasporti. Parliamo di migliaia d’euro, che non tutti possono permettersi di sostenere in anticipo aspettando per due mesi il rimborso. Se il programma ha un fine sociale, quello di consentire a chi non se lo può permettere di vivere esperienze del genere, il sistema del rimborso delle spese è un evidente ostacolo.

 

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