Le Storie di Torno Subito – La pedagogia del desiderio e dialogo tra Brasile e Italia

capoeira

La parola Axé nella religione del Candomblé non è altro che l’energia che permette che tutte le cose esistano. E’ da qui che prende il suo nome Axé Italia Onlus, nata con lo scopo di divulgare in Italia le attività e i risultati della consolidata metodologia pedagogica di Projeto Axé. A scegliere il Brasile come meta della prima fase del suo progetto è stato Roberto Cecchini che, nell’intervista che segue, ci racconta perchè ha scelto di fare questa esperienza e soprattutto cosa ha riportato indietro con sé.

Come hai scoperto Torno Subito?

Nel corso della mia vita ho creduto fortemente che ci sono segnali importanti che vanno colti e che ti aiutano a percorrere un cammino da tempo predestinato. Lo scorso anno infatti, durante una tournée teatrale in giro per l’Italia con il lavoro che stavo svolgendo ho ricevuto una chiamata di una mia amica, Silvia Vaccaro, anche lei vincitrice del bando, che mi raccontava appunto di questa opportunità. La notizia era interessante ma ero sicuro di non poterci partecipare in quanto non avevo nessun legame con imprese fuori e dentro la regione Lazio come il bando prevede. Una chiacchierata con un mio collega mi ha fatto scoprire il Projeto Axé in Brasile e la sua filiale italiana. La tournée era ormai finita e trovandomi come molti giovani della mia generazione senza un’opportunità di proseguire nel lavoro ho tentato così la strada di “Torno Subito” nella convinzione che un’esperienza all’estero potesse dare valore aggiunto al mio curriculum.

“Tra arteducazione ed arteducatore, un’esperienza pedagogica in Brasile”. Questo è il titolo del tuo intervento, da cosa nasce l’idea del tuo progetto? 

Partirei da un fatto concreto: la mia storia! Forse comune a tante altre storie ma pur sempre una storia segnata da un passato che si avvicina a molti ragazzi che hanno visto svilupparsi e crescere all’interno del Progetto Axé, l’associazione dove sono andato a collaborare per  primi 6 mesi. Sono nato in Brasile, a Maceiò, nello Stato di Alagoas, forse in una favela, forse in mezzo alla strada e molto probabilmente in un ambiente non accogliente. Quando crescendo mi sono chiesto cosa mi fosse piaciuto fare da grande ho sempre creduto che “La Cultura”, intesa come strumento di realizzazione ed educazione sociale dell’umano essere fosse la chiave maestra dove poter puntare la mia realizzazione umana e professionale. Tutto questo, negli ultimi tempi, ha trovato un nuovo spazio di riflessione quando, giorno dopo giorno è cresciuta in me l’esigenza di proporre in qualche maniera la magia che si viene a creare in uno spettacolo tra l’artista ed il proprio pubblico  a coloro che non hanno la possibilità di viverla. Mi è venuto dunque in aiuto uno scrittore, Graciliano Ramos, uno dei maggiori rappresentanti della cultura nordestina del Brasile, uno specie di Pier Paolo Pasolini d’oltreoceano, ed il suo libro “Vidas secas” (Vite secche) dove scrive: “….ninguém tinha culpa de ele haver nascido com um destino ruim.” (Nessuno ha colpa di essere nato con un destino crudele) Questa frase, che per caso ho letto durante il festival del libro di Maceiò lo scorso inverno, ha definitivamente acceso in me la convinzione di voler mettere l’esperienza organizzativa e di produzione artistica accumulata  negli anni al servizio di un contesto di riscatto sociale unendo dunque i valori dell’Etica e dell’Estetica in un unico asse culturale di opportunità sociali. I linguaggi dell’Arte, della Bellezza e dell’Estetica che trapelano dalle pagine del libro dal titolo “I ragazzi dell’Axé”  sono i valori fondamentali in cui il Progetto Axé crede per realizzare la sua missione educativa. Questi hanno dunque trovato uno spazio perfettamente consono nei miei pensieri  che da sempre mi hanno accompagnato nel confronto del mio vivere quotidiano. Oggi sono convinto di aver trovato il collante adatto alla realizzazione di una strada circolare che mi ha riportato alle origini della mia storia e che mi ha dato l’opportunità di tornare alla mia terra con consapevole riconoscenza ed il forte desiderio realizzato di aver appreso quella “pedagogia del desiderio” che ha pervaso da sempre in maniera tangibile la mia esistenza.

Quali sono state le principali attività svolte durante la tua permanenza in Brasile?

Il Progetto Axé, ricco dei suoi 25 anni di esperienza è strutturato secondo un organico di diverse funzioni: dalla Presidenza che si occupa degli aspetti burocratici e legali dell’associazione sviluppandone i rapporti istituzionali con tutti i donatori pubblici e privati, alle Unità Artistiche di danza, capoeira, canto, arti visive e musica, dove si esprime in maniera concreta il lavoro degli Arteducatori. Ovviamente le attività principali riguardano l’impegno quotidiano degli educatori di strada che monitorando la situazione approfondiscono i rapporti sociali che si vengono a creare e sviluppare con i bambini e gli adolescenti incontrati lungo il cammino. Fanno da cornice attiva il Centro di Formazione dove durante l’anno vengono svolte attività di diversa natura rivolte tanto agli educandi quanto agli educatori per permettere un continuo aggiornamento di formazione e valutazione del lavoro svolto, e l’area di Produzione degli eventi che organizza le performance artistiche degli educandi in occasione di festività, giornate particolari che scandiscono il calendario dell’anno o inviti che lo stesso progetto riceve da istituzioni di diverso genere tanto locali quanto internazionali.  Ultimo ma non di importanza è il settore dell’ accompagnamento familiare che attraverso il lavoro degli assistenti sociali concentra l’attenzione nel rapporto tra i bambini del progetto e le loro famiglie ricucendone e valorizzandone il legame affettivo ed il ruolo di educazione genitoriale che si era spezzato. Ogni mese dunque ho avuto il privilegio di osservare sotto diverse angolature umane e professionali il costante e quotidiano impegno che i professionisti del Progetto Axé mettono in campo toccando con mano i risultati che il loro metodo arteducativo ottiene nello sviluppo psicofisico dei bambini coinvolti. Dalla collaborazione all’organizzazione degli eventi artistici, alla presenza attiva ai corsi formativi rivolti agli stessi educatori, fino all’esperienza più intensa di affiancamento del lavoro in strada dove, potendo osservare i movimenti e le azioni di chi è costretto all’età di appena 14 anni ad affrontare la quotidianità della strada, ho potuto analizzare il lavoro di ascolto ed accoglienza degli stessi educatori. Ho concluso in fine le mie attività svolgendo l’ultimo mese all’interno delle stesse unità dove i bambini vengono accolti in orari mattutini o pomeridiani alternandosi alla  frequenza scolastica degli stessi. Personalmente non giustifico in alcun modo nessun tipo di politica che in maniera assistenzialista serve il proprio popolo rendendolo sempre più schiavo di un desiderio consumistico che niente ha a che vedere con una necessaria crescita umana e di coscienza cittadina che permetterebbe di raggiungere una reale libertà. Il lavoro del Progetto Axè dunque attraverso la sua pedagogia del desiderio ed il suo metodo arteducativo rema in direzione di tale libertà attraverso un lungo lavoro di consapevolezza che ho il privilegio di poter testimoniare ed attribuendo un valore aggiunto alla mia esperienza in una condivisione che con umiltá mi ha permesso di approfondire  saperi ed emozioni.

Spiegaci brevemente in che cosa consiste esattamente la pedagogia del desiderio e soprattutto se e come pensi sia possibile applicare questo modello alla realtà giovanile del nostro paese.

Il Progetto Axé, da 25 anni a Salvador de Bahia, accoglie coloro che la società per diverse ragioni sociali, storiche, antropologiche, ha deciso di emarginare, trasformandoli  in soggetti di diritto e di desiderio della propria esistenza. Una frase del Sig. Cesare de Florio la Rocca, fondatore del Projeto Axé, mi ha colpito in questi mesi: “I meninos das ruas” vivono in un tempo presente, nel continuo tentativo di dimenticare il proprio passato e nella convinzione di non avere un futuro”. Gli Educatori, quando riescono a cogliere il desiderio di un bambino di uscire dalla sua condizione per rincorrere il sogno di un futuro migliore, diventano i custodi di questo passato fino ad allora tenuto nascosto. Si crea dunque un vincolo di fiducia tra l’educatore ed il singolo educando che dal flirt iniziale, chiamato “paquera pedagogica”, si trasforma in un vero e proprio innamoramento per sfociare nell’accoglienza finale all’interno delle unità artistiche del progetto. Questi sono i tre passi della “Pedagogia del desiderio” messa in pratica dal metodo dell’Arteducazione dove Arte ed Educazione si uniscono in un unico concetto di formazione educativa. L’Arte appunto non è un semplice strumento educativo ma è Educazione stessa che permette al bambino di riconoscersi come soggetto dei propri desideri ed esprimere il proprio diritto di essere finalmente accolto ed ascoltato. In Italia la situazione sociale di esclusione è per molti aspetti differente. Il problema endemico dei ragazzi di strada si esprime sotto altri punti di vista come la dispersione scolastica o l’inadeguata rete sociale di servizi rivolti all’infanzia ed al suo sviluppo. Il progetto Axé ricco del bagaglio di esperienza accumulato negli anni propone l’Arteducazione come metodo replicabile di successo alle diverse associazioni italiane che lavorano nello stesso campo. Da anni infatti ha attivato attraverso la propria filiale italiana, Axé Italia Onlus, diversi corsi di formazione e di intercambio tra il Brasile e le diverse realtà italiane sparse sul nostro territorio. Quest’anno inoltre ha partecipato in collaborazione con altre realtà che si occupano di arte ed educazione, alla realizzazione di un progetto finanziato dalla fondazione Cariplo ed il comune di Milano in una scuola media di una periferia della città di Milano. E’ nata infatti la Casa dell’Arteducazione dove, basandosi sul metodo che il Progetto Axé propone, si presenta in una realtà difficile del Comune di Milano come un valido sostegno all’educazione ed alla crescita degli adolescenti in difficoltà di quella zona.

In un articolo de “Il venerdì” di Repubblica di qualche settimana fa Torno Subito viene identificato come un valido strumento verso l’auspicato “ritorno dei cervelli” in Italia. Tu cosa ne pensi?

Più che strumento verso l’auspicato “ritorno dei cervelli” in fuga, i quali credo che se sono fuggiti è perché sono riusciti a trovare condizioni di opportunità migliori di quelle che il nostro paese ci sta offrendo, lo definirei la prima vera opportunità di investimento su quei cervelli che nonostante la formazione e le diverse esperienze professionali non sono ancora riusciti a trovare una propria continuità lavorativa e per diversi motivi hanno deciso di continuare a lottare in casa. In un’intervista di Renzo Piano in una passata puntata della trasmissione “Che tempo che fa” , lo stesso architetto incitava noi giovani a viaggiare, conoscere altre realtà non allo scopo di stabilizzarsi all’estero ma con il desiderio di approfondire e valorizzare la nostra cultura. Trovo davvero assurdo che nel paese dove si concentra l’80% del patrimonio culturale mondiale non ci siano reali opportunità di lavoro per la nostra generazione. Spesso la politica è stata sorda a queste esigenze limitandosi a compiangere la situazione sociale fino addirittura accusarci di essere inetti evitando realmente di muoversi in direzione costruttiva. Al bando “Torno Subito”, e a tutti coloro che ci hanno lavorato e che ringrazio, riconosco il merito quanto meno di aver provato a smuovere quelle acque stagnanti di inerzia e pigrizia culturale tipica della nostra classe dirigente. La fase è ancora di sperimentazione ed i punti da sistemare credo che possano essere molti a partire da un sistema strutturale ancora un po’ troppo farraginoso e burocratico.  In ogni caso personalmente credo che poter sfruttare l’occasione che il bando mi ha dato per poter approfondire entrambe le mie culture di appartenenza sia stato un grande privilegio che mi ha permesso di acquisire un valore aggiunto alla mia sfera umana e professionale.