Conservazione e restauro: la fotografia come specchio della memoria. L’intervista a Simona Cicala

La storia di oggi parla di competenze nel campo della conservazione e del restauro della fotografia. La protagonista è Simona Cicala che in questa intervista oltre a descrivere il progetto che ha scelto di portare avanti grazie a Torno Subito 2015, ci racconta le sue emozioni, quelle del viaggio che l’ha portata in Francia a confrontarsi con una realtà virtuosa del comune di Parigi e quelle della scoperta fatta al rientro, durante il periodo di tirocinio svolto all’ Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma.

 

–     Quali sono stati i contenuti del tuo progetto?

Il progetto vinto con il programma Torno Subito 2015 aveva il suo fulcro nella fotografia come specchio della memoria e puntava all’approfondimento in ambito internazionale delle conoscenze di conservazione e restauro, in parte maturate all’interno del percorso di studi presso la SAF dell’’Istituto centrale per la conservazione e il restauro del patrimonio archivistico e librario di Roma – che ha incoraggiato il progetto stesso – in parte attraverso seminari e corsi professionalizzanti.

Più esattamente volevo arrivare in Francia nell’Atelier de Restauration et de Conservation des Photographies diretto da Anne Cartier Bresson, una realtà virtuosa del comune di Parigi che opera quotidianamente politiche di conservazione e restauro del patrimonio fotografico conservato nei musei, biblioteche e archivi della città, sotto l’egida della Direction des Affaires Culturelles.

Qui ho potuto lavorare come stagista per sei mesi intensivi, inserita nelle diverse attività in cui opera l’atelier. Nella sezione del restauro, ho potuto imparare le metodologie in uso sulle più diverse tecniche fotografiche, da quelle più antiche, come il dagherrotipo, a quelle più moderne, come la fotografia a colori a sviluppo cromogeno montata su diasec ®. Ho inoltre eseguito e partecipato alla progettazione di montaggi espositivi innovativi. Il tutto lavorando su opere di grande valore, sotto la costante supervisione dei tutor di stage e della direttrice in persona. Parimenti importante è stata la possibilità di poter aderire alle campagne di conservazione preventiva in situ (in esterno). Non solo è stato utile come impostazione per la pianificazione di interventi di conservazione su grandi fondi fotografici, ma anche perché ha costituito un punto di vista particolarissimo per la scoperta della città stessa. Avere la possibilità di accedere ai magazzini e ai depositi delle istituzioni deputate alla conservazione della memoria storica nella città di Parigi, come Bibliothèque Historique de la Ville de Paris (BHVP), l’agence Roger-Viollet, le Fonds municipal d’art contemporain de la Ville de Paris (FMAC), ha costituito una prospettiva unica che difficilmente potrò dimenticare. Emozionante è stata anche la partecipazione all’allestimento di ben tre mostre all’interno del Comune di Parigi, al Petit Palais – musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris e al Musée d’Art moderne de la Ville de Paris. Un’esperienza formativa importante all’interno della quale mi sono occupata del monitoraggio dello stato di conservazione delle fotografie esposte, provenienti da tutto il mondo.

Nella fase di rientro, il bagaglio di conoscenze raccolto è stato impiegato per altrettanti 6 mesi intensivi di lavoro presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), tra gli istituti centrali del Mibact deputati alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Qui mi sono dedicata interamente all’apertura di un fondo fotografico contemporaneo recentemente entrato nei depositi dell’istituto: l’archivio del fotografo pubblicitario Cesare Augusto Picca, attivo nella seconda metà del XX sec. Ho così avviato il piano di conservazione preventiva occupandomi non solo della depolveratura, del condizionamento e dell’inventariazione mediante schede Sagid di circa 2000 negativi, cuore del fondo, ma anche di redigere una panoramica sullo stato di conservazione dell’intero archivio e una prima messa in sicurezza del materiale più a rischio. Nello specifico, ho restaurato diversi negativi alla gelatina al bromuro d’argento su lastra di vetro, utilizzando le tecniche apprese in Francia, ed operato una accurata descrizione dei danni maggiormente riscontrati nelle prime migliaia di negativi visionati.

–          Hai scoperto qualcosa con il tuo progetto di ricerca?

L’apertura dell’archivio di Cesare Augusto Picca è stata di per sé una preziosa scoperta. Il progetto sta di fatto rendendo possibile la conoscenza di un fotografo-illustratore dallo stile peculiare e riconoscibile, che ha significato innovazione per la fotografia italiana a partire dal secondo dopoguerra.

–          Avevi un sogno da realizzare con Torno Subito? Ci sei riuscito?

Se a qualcuno di voi è mai capitato di chiudere gli occhi, ascoltare le parole “esprimi un desiderio” e poi riaprirli e vederlo davanti a voi, capirete l’opportunità che ha rappresentato per me il progetto vinto con il bando Torno Subito 2015. Poter lavorare a Parigi in un atelier che è di fatto uno dei più importanti laboratori in campo europeo di restauro della fotografia e nel luogo dove la fotografia stessa ha avuto origine per poi tornare in Italia, all’interno di una istituzione ministeriale deputata alla tutela della fotografia, è senza dubbio la realizzazione di un sogno.

–          Hai trovato lavoro? Pensi di avere maggiori opportunità di inserimento lavorativo qualificato?

L’esperienza di un anno così intensivo e intenso, dedicato interamente alla conservazione e al restauro della fotografia, ha favorito nuovi incontri e collaborazioni nel settore privato in cui sto lavorando.

–          Cosa puoi dirci in termini di innovatività e ricadute sul territorio laziale?

Il progetto mi ha permesso di sviluppare una metodologia operativa che unisce competenze tecniche, scientifiche, a quelle di ricerca storica e descrizione catalografica per favorire la tutela e la valorizzazione di fondi fotografici sia pubblici che privati.

Per quanto concerne l’attività svolta sul territorio italiano e laziale, la ricaduta è rappresentata dalla valenza storica e dalla possibilità di fruizione del lavoro C.A. Picca. Ci sono, infatti, almeno tre ragioni che spingono il ricercatore, il conservatore ed il restauratore ad un rinnovato interesse verso la sua opera: la prima è di ordine storico, poiché l’immagine fotografica, concepita come veicolo di un messaggio pubblicitario, non solo è specchio delle realtà industriali, italiane ed estere, di maggiore rilievo all’epoca, ma è in grado di evocare gli effetti del “boom” economico che, mediante la diffusione dei beni di consumo di massa, favoriva un miglioramento del tenore di vita degli italiani; la seconda è di tipo tecnico-metodologico, dato che costituisce una preziosa testimonianza dell’elaborazione grafica della fotografia finalizzata alla produzione di manifesti e slogan pubblicitari, oggi completamente affidata alle tecnologie informatiche e digitali; la terza, infine, concerne l’impatto sulla fotografia pubblicitaria e il “modo di parlare” della pubblicità, in cui immagine e parola si fanno comunicazione di massa in un’epoca di forte sperimentazioni, per la fotografia e per la società italiana.

 

–       Quali sono state le sensazioni, le emozioni ma anche i timori del tuo viaggio di andata e ritorno?

La sensazione dominante è stata quella della meraviglia costante difronte a una passione per un lavoro che non finisce mai di sorprendere, unita al senso di responsabilità nell’agire su opere di grande valore che evocano un passato, un presente e sono in grado di proiettare verso il futuro.

Il viaggio è stato una grande avventura e ciò che “conservo” di più è, senza dubbio, il ricordo della magia dei luoghi e delle persone che lavorano quotidianamente alla conservazione della memoria storica di fondi fotografici, in Francia e in Italia. E proprio a loro, restauratori, conservatori, archivisti, bibliotecari, storici dell’arte e registrar, nonché amanti della fotografia, con cui ho condiviso il mio viaggio va la mia immensa gratitudine.