Coltivare vegetali con i reflui domestici – la storia di Alessandra Amati

Ambiente e salute vivono una relazione simbiotica che parte dalle piccole cose. Se da una parte è vero che purtroppo non esiste attività umana che non inquini ed è oramai accertato che ad un aumento anche minimo dell’inquinamento corrisponde un aumento della mortalità e della morbilità; dall’altra è altrettanto vero che impiegare le moderne tecnologie ad usi come quello a cui guarda il progetto di ricerca – che ha visto impegnata Alessandra Amati – può contribuire e cambiare le cose.

Laureata in Biologia ed Evoluzione Umana Alessandra ha vinto Torno Subito nel 2017 e ci ha raccontato il progetto svolto a metà tra il Politecnico di Milano e l’Università di Tor Vergata a Roma.

L’idea

Trattare biologicamente le acque di scarico di elettrodomestici di uso comune come la lavastoviglie per renderle adatte alla coltivazione di vegetali indoor ad uso alimentare.

Senza entrare nel dettaglio della microbiologia e delle moderne tecnologie di bioremediation utilizzate crediamo che si tratti di un approccio alla sostenibilità ambientale che guarda al quotidiano e che se utilizzata su larga scala potrebbe davvero fare qualcosa per cambiare il nostro futuro. Abbiamo chiesto ad Alessandra. Ecco cosa ci ha risposto:

sicuramente si tratta di un progetto ambizioso e innovativo, che rientra appieno nel concetto di sostenibilità ambientale e sviluppo sostenibile, essendo “volto a soddisfare i bisogni della generazione presente – in questo caso, l’igiene domestica – senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni – risparmiando una risorsa primaria, l’acqua -“. Pertanto, un progetto volto alla salvaguardia ambientale, oltre a ridurre al minimo gli sprechi idrici per uso domestico, offre la possibilità di coltivare vegetali a mm 0, permettendo di avere sulle nostre tavole un prodotto sicuro ed effettivamente biologico.
Inoltre, l’importanza di questa ricerca risulta evidente se si considerano alcuni dati che dimostrano il consumo sfrenato di acqua potabile in Italia: come riportato nel Regolamento (UE) n. 1016/2010 della Commissione Europea, una lavastoviglie consuma 10 litri di acqua per ogni ciclo di lavaggio; secondo l’Istat, il numero medio di cicli di lavaggio a settimana è circa 4 per una famiglia di 3 componenti e, più in generale, ogni abitante consuma in media 220 litri di acqua potabile al giorno!
Da non sottovalutare, poi, la soddisfazione dell’utente/consumatore nel poter coltivare il proprio orto, veder   ”crescere i propri frutti”, rispettando, allo stesso tempo, l’ambiente e le sue risorse.
Il futuro
Nei prossimi anni le sperimentazioni andranno avanti, sono, quindi, convinta che la mia partecipazione a questo progetto di ricerca continuerà anche in futuro, sia per interesse personale, sia per l’ottimo rapporto instaurato con i miei tutor aziendali.
Personalmente, questa esperienza lavorativa ha accresciuto le mie conoscenze sia nel campo della microbiologia ambientale che delle scienze agrarie, incoraggiandomi a proseguire la carriera professionale in aziende del settore (laboratori di analisi agroalimentari e ambientali).