Casa dolce casa, lo sportello di mediazione all’ATER di Rieti: un’idea di Umberto Caraccia

Progetto Casa dolce casa – sportello di mediazione psicologica in caso di conflitto abitativo

di Umberto Mauro Salvatore Caraccia

 

Umberto Caraccia ha scelto per la sua formazione in fase 1 un corso professionalizzante di alta formazione per la conduzione di gruppi con la tecnica dello psicodramma e del colloquio psicologico all’ILLIPER dell’Aquila, in fase 2 all’ATER di Rieti (Ente Residenziale Pubblico) per mettere in pratica le competenze acquisiste ad uno sportello teso alla risoluzione di conflitti tra condomini.

 

Quali sono i contenuti del tuo progetto?

Grazie all’attenzione di Torno Subito nel far accrescere le competenze dei giovani e valorizzare le loro risorse, ho potuto realizzare il progetto “Casa Dolce Casa – Sportello di mediazione psicologica in caso di conflitto abitativo” ospitato dall’ATER Provincia di Rieti, l’ente pubblico ed economico che si occupa dell’edilizia residenziale su tutta la provincia. I contenuti principali su cui il  progetto ha tracciato la sua strada erano quelli di riuscire a promuovere una comunità abitativa capace di mettere in campo le proprie risorse e competenze atte alla risoluzione dei conflitti e delle controversie condominiali, oltre che a stimolare il senso comune dell’abitare insieme. L’intervento è stato, infatti, destinato a tutti quei casi di occupazione abusiva degli alloggi di edilizia residenziale, anche quando si è arrivati alla soluzione estrema dello sfratto. Ma il progetto non si è limitato a realizzare gli obiettivi per cui è stato pensato: ho potuto fare anche un’esperienza presso un ente pubblico, confrontandomi con i vari settori in cui l’ente opera, arricchendo in questo modo il mio bagaglio di competenze tecniche. Un’altra cosa che ho avuto l’opportunità di imparare durante il percorso è stato capire fino in fondo come il lavoro di rete con le agenzie del territorio deputate all’intervento sul sociale e sul disagio socio-economico sia stato importante per la buona riuscita del lavoro fatto sulla persona e sul gruppo.

 

Hai scoperto qualcosa con il tuo progetto di ricerca? 

Il progetto Casa Dolce Casa è un servizio sperimentale e innovativo che impiega competenze di ambito psicologico tese a stimolare una crescita civile, dell’abitare insieme come bene comune, mediando il conflitto abitativo e intervenendo su casi di sfratto o occupazione abusiva, fornendo anche un supporto per attenuare il disagio di tutte quelle persone che si trovano in una situazione abitativa precaria se non addirittura assente. Pur non essendo un progetto di ricerca mi ha portato a comprendere come la qualità dell’ascolto e l’empatia possano essere mezzi importanti per leggere le dinamiche del conflitto. L’ascolto e l’empatia, oltre ad avere una sfera concretistica molto forte, hanno di per sé diversi livelli intrapsichici di fondo che sottendono la dinamica relazionale disadattiva. Ecco, dunque, che  il ruolo della proiezione psicologica sull’altro del proprio vissuto è  decisiva nella generazione del conflitto. In questo senso, la possibilità di ritirare questa proiezione e rendersi consapevoli del proprio stato emotivo mitiga fortemente il conflitto relazionale. Va comunque considerato che nei casi di sfratto e di occupazione abusiva l’elemento concreto di bisogno è molto forte e difficilmente permette di fare un salto nel profondamente personale,  compiendo così operazioni di autoconsapevolezza dell’insight: la casa fuori cui si tende rappresenta in qualche modo anche la casa psichica interiore e individuale e, alle volte, è proprio con la ricerca della prima che cela un forte bisogno di trovare la seconda, portando dunque a una confusione e a un intreccio dei piani di realtà.

 

Avevi un sogno da realizzare con Torno Subito? Ci sei riuscito?

Con l’opportunità che Torno Subito mi ha dato volevo dimostrare come gli interventi psicologici  non per forza devono essere indirizzati alla risoluzione di sfere psicopatologiche o svolti  solo presso luoghi specifici e deputati  alla promozione del benessere, ma possono anche essere utilizzati in enti con diverse finalità – come ad esempio quelli che si occupano di residenza popolare  e soluzioni abitative -, come strumenti per leggere conflitti, apparentemente lontani dalla sfera psicologica, ma intrisi di psiche in un’ottica di percezione multistratica della realtà.

Il mio sogno nascosto era proprio quello di unire le competenze psicologiche all’architettura dell’abitare creando una sorta di orientamento disciplinare che agisce sul miglioramento dell’ambiente abitativo, tenendo conto che esso oltre ad essere fatto di mura e porta con sé un forte carico emotivo. Lavorando su entrambe le dimensioni, è possibile contribuire a stimolare modalità relazionali capaci di migliorare il benessere individuale e sopportare lo stress da condominio.  Insomma “Mens Sana In Domus Sano”. La strada è ancora lunga, ma Torno Subito mi ha dato la possibilità di crederci, di avere i mezzi, di iniziare questo percorso e capire che si può fare.

 

Hai trovato lavoro? Pensi di avere maggiori opportunità di inserimento lavorativo qualificato?

Le competenze acquisite durante il periodo di apprendimento e l’esperienza formativa sul campo fatta di confronti con l’utenza, di ascolto di storie, di paure e incertezze, sicuramente mi hanno qualificato a svolgere interventi specialistici che richiedono la mediazione psicologica  del conflitto abitativo anche nei casi estremi  di occupazione abusiva o sfratto,  intervenendo anche sul disagio sociale derivante da tale situazione. L’opportunità che Torno Subito mi ha dato ha aumentato notevolmente la possibilità di inserimento lavorativo qualificato e specialistico. Dopo l’esperienza formativa ho realizzato un vero e proprio sportello in grado di fornire consulenze specialistiche a tutti gli enti pubblici e privati che ne facciano richiesta per il bisogno rilevato. Quindi oltre a tutte le opportunità di lavoro qualificato e specialistico che oggi possono presentarsi, grazie a Torno Subito ho stimolato anche la mia capacità imprenditoriale creando un servizio innovativo ed originale che ha poca concorrenza sul mercato.

 

Cosa puoi dirci in termini di innovatività e ricadute sul territorio laziale?

Il progetto Casa Dolce Casa ha sicuramente  carattere d’innovatività. E’ uno sportello che offre un  servizio originale, che tiene conto della componente psicologica del conflitto abitativo e della consapevolezza che una buona mediazione possa aumentare il benessere e la crescita civile.  Inoltre è uno sportello che non  ha concorrenti sul territorio laziale. L’ottica personale è quella di farlo crescere sempre più mediante l’aggiornamento delle competenze e interventi che mirino ad avere un grado di riuscita notevole, migliorando l’aspetto relazionale tra i condòmini. Inoltre, aumenta la vicinanza tra Ente e utenza: l’Ente non si preoccupa solo di fornire una soluzione abitativa ma anche di come gli utenti vivono psicologicamente quell’abitazione.

 

Quali sono state le sensazioni, le emozioni ma anche i timori del tuo viaggio di andata e ritorno?

Per la fase 1 ho frequentato un corso di psicoterapia a L’Aquila, città in cui avevo frequentato l’Università. Ritornare là aveva per me un coinvolgimento emotivo non indifferente, considerando che ho visto la città cambiare forma a causa del sisma del 2009. Ero lì in quei mesi, ci sono rimasto fino Novembre 2009, ospite di un campo d’accoglienza della protezione civile, la mia tesi l’ho discussa sotto una tenda nel parcheggio dell’Università. E’ vero, L’Aquila era cambiata ma nel mio cuore era rimasta intatta: il ritorno in quella città per svolgere la mia prima fase del progetto è stato caratterizzato da una forte emozione.

La mia fase due prevedeva la messa alla prova delle competenze acquisite nella fase 1 all’interno dell’ATER Provincia di Rieti.  In questa seconda fase di attività era forte il timore di non essere all’altezza di un team di professionisti che si occupano di residenza pubblica da diverso tempo, di entrare e confrontarmi con le dinamiche  di un  Ente come L’ATER Provincia di Rieti con una lunga storia alle spalle. I primi giorni sono stati il momento delle domande curiose da parte dei nuovi “colleghi”: come mai uno psicologo si interessava di residenza pubblica? Io rispondevo scherzosamente che non ero lì per fare domanda di abitazione popolare ma per fornire  un aiuto nei casi di conflitto tra l’utenza, nei casi di sfratto o di occupazione abusiva, e che comunque ero a loro disposizione. Poi, grazie alla relazione instauratosi, alla fiducia e alla collaborazione con tutti i diversi settori dell’Ente, lo sportello ha preso il via con tutta la sua numerosa affluenza e tante richieste d’intervento. Il timore era svanito e ad un certo punto mi sono sentito parte della famiglia.