Gli scarti come nuove materie prime. Intervista a Gretha Di Donato

Gretha Di Donato laureata con lode in Chimica industriale e partecipante all’edizione 2017 di Torno Subito. Durante lo svolgimento del progetto ha vinto un dottorato di ricerca dal nome “Green Fashion”, un bando che ha luogo a Milano e che si pone l’ambizioso obiettivo di sviluppare tecniche per ricavare molecole da scarti agricoli e reintrodurli nell’industria.

 

Ci racconti di questa esperienza di “Green Fashion”?
Ho scoperto del progetto Green Fashion grazie al mio supervisor del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che mi avrebbe dovuto ospitare durante la fase 2 di Torno Subito. Il progetto, svolto nel Gruppo Ricicla, della Statale di Milano è un perfetto connubio del mio background universitario e della mia esperienza svolta a Copenhagen, presso il Dipartimento di Farmacia, durante la fase 1. Questa esperienza mi sta permettendo di ampliare le mie conoscenze verso un aspetto più green della chimica, molto attuale peraltro, che si basa sul recupero di biomolecole e biomateriali da matrici di scarto e il loro riutilizzo in diversi campi scientifici come quello farmaceutico, cosmetico ma anche energetico e agricolo. Il mio compito è quello di recuperarle e vedere potenziali campi di impiego, per cercare di ridurre lo sfruttamento di fonti non rinnovabili e inquinanti.

 

La Fase 1 in Danimarca – paese all’avanguardia nel tuo settore – ti è stata utile ai fini delle competenze acquisite per questo progetto?

 

La fase 1, svolta nell’Università di Copenhagen, mi ha permesso di acquisire nozioni ma soprattutto tecniche di caratterizzazione delle proteine. La Danimarca è un paese europeo molto sviluppato soprattutto in termini di ricerca, per cui questa esperienza mi ha permesso di utilizzare strumenti all’avanguardia e di lavorare con professionisti nel settore. Queste competenze acquisite mi hanno permesso di ottenere una buona base di partenza per lo sviluppo di prodotti a basso impatto ambientale per la filiera del beauty fashion del progetto del Green Fashion, del Gruppo Ricicla.

 

 

Quanto materiale di scarto è necessario per produrre un singolo prodotto?

Partendo da matrici a costo zero come quelle dei rifiuti è possibile ottenere un ventaglio di prodotti molecolari: proteine, PLFA (acidi grassi derivati da polifosfolipi), polifenoli, carboidrati ecc. Il nostro scopo è quello appunto di trovare strategie in maniera tale da ottenere massime rese con piccole quantità in ingresso.

 

Grazie alle nuove tecniche apprese a Copenhagen è possibile ridurre questa quantità per rendere il processo più sostenibile?

La mia esperienza a Copenaghen mi ha insegnato, per esempio, a non degradare le proteine in determinate condizioni di estrazione, migliorando quindi il processo e rendendolo più sostenibile in termini energetici.

 

Purtroppo però il bando “Green Fashion” sta per volgere al termine, prospettive future?

 

Mi piacerebbe continuare a lavorare in un ambiente stimolante e creativo come quello accademico oppure ampliare il mio campo d’azione in qualche azienda che si occupa di recuperare biopolimeri da scarti urbani, in progetti molto simili a quelli che sto svolgendo ora.

 

Conosci iniziative simili all’interno della Regione Lazio?

All’interno della Regione Lazio non conosco progetti simili ma sono sicura che si diffonderanno a macchia d’olio aziende, società e gruppi di ricerca nel campo della chimica verde. I materiali di scarto sono a tutti gli effetti le nuove materie prime da cui poter soddisfare il fabbisogno della popolazione.